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    Erik Westrum, tra “genio” e frustrazione

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    Erik Westrum, tra “genio” e frustrazione

    Messaggio Da Mirna il Mar 27 Gen 2009, 13:10

    Acciaccato e demoralizzato, l’attaccante americano
    fatica a ritrovare se stesso. Dopo un’ottima prima stagione, il centro
    dell’HCAP sta pagando anche le conseguenze di un doppio infortunio:
    «Tutte le cose negative successe in questi mesi mi hanno infastidito».

    «Leader, trascinatore e cecchino di razza pura, in progressivo
    crescendo. 35 reti, 46 assist, tanto lavoro e tanto spettacolo, di più
    non gli si poteva chiedere. Di meno, forse qualche pe­nalità
    disciplinare... Voto: 6-». Riesu­mare la “pagella” di Erik Westrum
    ap­parsa lo scorso mese di marzo dal GdP al termine di quella che a
    livel­lo personale era stata la prima ottima stagione in maglia
    biancoblù dell’at­taccante americano, di questi tempi lascia increduli.
    E increduli lascia an­che il ricordo ancor più fresco del cla­moroso
    poker di gol firmato il 4 ot­tobre a Lugano («La legge del
    Far-We­strum»: ricordate?). Si fatica insomma a credere che il
    tra­scinatore dell’autunno / inverno 2007/08 e di quell’incredibile
    derby della Resega, siano lo stesso giocato­re che nella corrente
    stagione è “du­rato” solo il primo mese, e che oggi – a quattro
    settimane dai playout – ri­mane alla ricerca di se stesso e delle
    proprie prestazioni. Proprio la sera di quel suo trionfale derby, Erik
    We­strum toccò l’apice. Di lì a sei giorni ci pensò poi il canadese del
    Ginevra Aubin a mettergli KO un ginocchio. E di lì in poi (10 ottobre)
    il centro sta­tunitense non è più stato se stesso: frenato sul piano
    fisico, improdutti­vo, troppo spesso indisponente su quello
    dell’atteggiamento. A raccon­tare tutto ciò sono del resto le cifre
    della sua tabella di marcia: 5 settembre - 10 ottobre: 13 gol nelle
    prime 11 partite di campionato; 10 ottobre: infortunio al ginocchio, 11
    par­tite di assenza; 15 novembre - 2 dicembre: 3 gol in 7 partite; 2
    dicembre: infortunio alla coscia, 4 partite di assenza; 23 dicembre -
    24 gennaio: 3 gol in 9 partite, ma solo 1 nelle ultime 6; 1 partita di
    assen­za per squalifica.

    I miei problemi sono
    iniziati il 10 ottobre con l’infortunio al ginocchio destro (parziale
    lesione del legamen­to collaterale interno, ndr). Sono ri­masto fermo
    un mese, e quando fi­nalmente sono rientrato, quasi subi­to mi sono
    procurato uno strappo muscolare alla coscia. Avrei dovuto fermarmi
    subito, e invece ho tenuto duro perché c’era il derby alla Valascia e
    ci tenevo ad esserci. Giocare quel­la partita è stato probabilmente un
    errore da parte mia, e difatti tre gior­ni dopo a Berna ho dovuto
    fermarmi, e sono rimasto fuori per altre tre set­timane. Ecco, se in
    questo periodo non riesco ad esprimermi al meglio è perché, a causa
    appunto di quei due infortuni, ho anche forti dolori alla schiena.
    Giocare in queste condizio­ni è davvero difficile.
    Al di là comunque dei guai fisici, sem­bra di vedere
    in pista un altro Westrum rispetto ad un anno fa. Un Westrum “assente”,
    lontano dalla squadra...

    La scorsa stagione, dopo la disastro­sa fase
    autunnale, era stata davvero molto eccitante e divertente, con quella
    serie di vittorie che in dicem­bre ci avevano permesso di riaprire la
    classifica. Anzi, se Domenichelli non si fosse infortunato, penso che
    sarem­mo riusciti a qualificarci per i playoff. In questo campionato,
    invece, le co­se sono andate ancora peggio, con il grave infortunio di
    Bäumle e i miei, con il licenziamento di Harrington, la mancanza di
    risultati e un gioco ine­sistente. Lo ammetto: tutte queste si­tuazioni
    negative mi hanno infastidi­to, innervosito.
    Insomma: Erik Westrum è demotivato? In altre parole: è stufo di questo Ambrì?
    No, non lo sono. Io vorrei sempre da­re il mio contributo in pista, ma
    in questi mesi per una serie di circostan­ze non ci sono riuscito, e
    ancora non ci riesco. Ma l’HCAP e i suoi tifosi mi piacciono sempre, e
    spero di poter tornare quanto prima ad esser il gio­catore dell’anno
    scorso.
    Via Harrington, è arrivato Cada: quali sono le differenze principali tra i due tecnici?
    Cada punta di più sull’aspetto difen­sivo rispetto ad Harrington, e
    questo ovviamente comporta ed esige un maggiore lavoro di copertura
    anche da parte dei tre attaccanti. È un siste­ma di gioco diverso, e
    per me che so­no un giocatore cosiddetto offensivo non è evidente né
    facile assimilare questo tipo di impostazione tattica: per l’Ambri,
    però, è quello che ci vuo­le. John Harrington aveva un’altra idea, un
    altro concetto, e con lui in pi­sta c’era in effetti una squadra
    diver­sa. Ora, in ogni caso, siamo più forti, ed è questo che conta

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